Erik Sablé
La verità della nostra condizione
3ène Millenarie n. 81 – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini
3M : La verità o la ricerca della verità sembra oggi dimenticata: soggetto inconsueto per alcuni, troppo intellettuale per altri, fuori dal mondo per molti. Come spiegare questa grande dimenticanza?
E.S. L’uomo non
ama realmente la verità. Ama la
menzogna, il romanzo, l’immaginario più che il Vero, più che il Reale. Così,
possiamo rilevare che i più grandi successi nell’esoterismo e la spiritualità
sono delle opere di quelli che chiamo i mitomani dell’occulto: Lobsang Rampa, L’iniziato di Ciril Scott,
Castaneda, Meurois-Givodan, La via dei maestri di Spalding, ecc. L’uomo ha
piuttosto bisogno di consolazione, di
palliativi, di coccole spirituali.
La verità della nostra condizione è troppo difficile
da percepire. Per Patanjali, per esempio, solo chi ha sviluppato viveka,
cioè la discriminazione, è capace di percepire l’impermanenza universale, la
realtà della nostra condizione.
Tutto il buddismo è basato su quella percezione della
sofferenza universale, di quella profonda ansia che è il fondamento della
nostra vita. D’altra parte, la verità su se stessi è estremamente difficile da
conquistare poiché il me è una rappresentazione. Esso è dipendente dallo
sguardo degli altri. E’ sempre una messa in scena che rende quasi impossibile
la conoscenza della realtà di se stessi.
3M. La scienza occidentale resta per molti il solo
marchio di verità, anche se le sue verità si modificano, evolvono o cambiano a
volte radicalmente.
E.S. La realtà scientifica, che sembra molto
oggettiva, è molto più relativa di quello che si pensa perché la scienza non
fornisce mai i fatti come sono. Li dà sempre racchiusi in un’ideologia. Ogni
teoria scientifica è indivisibile da una interpretazione. Così, per esempio, lo
spostamento verso il rosso delle
galassie è unanimemente considerato come una delle prove del big beng.
Se la scienza fosse veramente oggettiva, fornirebbe altre interpretazioni infatti certi plasma provano quello stesso
tipo di spostamento verso il rosso. Ma questo fatto scientifico si è trovato
integrato all’insieme ideologico del big beng. Anche lì non c’è verità, ma
interpretazione!
3M. In modo più generale, di fronte a quella così
insopportabile verità della nostra condizione umana, si può collocare l’epoca
dove si trova la civilizzazione che attraversiamo?
E.S. Si dice che l’età d’oro, che si troverebbe in un
passato molto lontano, è l’età di Satya Yuga, cioè l’età della
verità. Ora, per Esiodo, l’età d’oro corrisponde all’età di Saturno che in
astrologia si considera come il “gran malefico”. Ci si può allora domandare
perché Esiodo ha scelto il gran malefico come dio dell’età dell’oro; avrebbe
potuto scegliere Giove, il gran benefico!
Ebbene, è perché Saturno contiene scorie di menzogna; e quindi c’è
relazione tra Saturno e il Satya Yuga o l’età della verità. Saturno è
chiamato il gran malefico perché rivela la verità degli eventi o di noi stessi
e perché la verità è insopportabile allo sguardo dell’essere umano. Annulla le
false speranze. E si nota che in astrologia, quando Saturno passa in un settore
astrologico, ne rivela la verità. Così, passando nella undicesima casa,
perdiamo gli amici falsi. Restano solo i veri, Saturno rivela la verità
sull’amicizia.
3M. Per tornare
al buddismo, ciò che mi sembra particolare è che indica l’esistenza di un
livello di verità relativo o verità delle apparenze, e quello di una verità
ultima o assoluta. Mi sembra che la verità scientifica e la verità in politica
che ricordavate ora, non corrispondano nemmeno al livello che il buddismo
chiama verità relativa o delle apparenze.
E.S. Ciò a cui fate allusione si riferisce a ciò che
potremmo chiamare la nozione di “universo sogno”. Poiché la totalità
dell’universo non ha realtà più di un sogno, non è che illusione: essendo la
sola realtà il Nirvana. Questa nozione appartiene al buddismo Mahayana.
E per accedere alla realtà ultima del Nirvana, bisogna prima avere una
visione giusta della realtà della nostra condizione, che è una specie di sogno.
3M. Così la realtà della nostra condizione si pone,
per il buddismo, a livello della realtà delle apparenze.
E.S. Sicuramente…
3M. Finché i nostri approcci politici o
scientifici stanno al di qua di quella
verità delle apparenze, cioè nel regno delle opinioni. Ciò che suggerisco sarebbe l’esistenza di livelli che vanno
dall’oscurità o ignoranza più forte – quella dell’opinione secondo Platone - al
livello della verità ultima; con per
intermediario il livello della verità delle apparenze citata dal buddismo.
E.S. Possiamo sicuramente vedere tutta una gradazione
tra il livello più grossolano del sogno
nel quale viviamo e una presa di coscienza progressiva. Ma ci mettiamo lì da un
punto di vista relativo, che non deve
farci dimenticare che tutto quello
appartiene al sogno.
3M. La stessa cosa che, a un certo momento, scopriamo
su noi stessi, si ritrova in seguito al livello della verità relativa. La
Verità ultima è il fondamento di noi stessi nel senso della sua
imperscrutabilità. Sarebbe ora importante ritornare sulla difficoltà di vedere
la nostra condizione umana.
E.S. L’uomo non vuole la verità, vive di speranza
quando il primo passo sul cammino della Verità è la non- speranza, che è
proprio il contrario di tutto ciò che cerca l’essere umano che si nutre
d’illusioni.
E’ per questo che citavo certi grandi successi in
libreria, che non sono affatto scritti di cercatori di Verità, ma al contrario
un accentuare il sogno e un allontanare lo spirito dal campo spirituale.
Il vero ricercatore di Verità va incontro al movimento
abituale del desiderio. E il primo passo non consiste nel procedere verso il
cammino abituale degli uomini; è un passo a lato per rigirarsi, che è il senso
vero della parola conversione. Occorre una conversione dello sguardo per
intraprendere una ricerca spirituale.
3M. Conversione che consiste in un raggio di luce di
verità su se stessi…
E.S. Si, è
molto importante, bisogna che intervenga una luce d’un altro livello per
illuminare la persona. Perché la personalità, la maschera, non può da sola
volgersi verso la Verità; è contrario al suo funzionamento. Ed è attorno a
quella luce che potrà costruirsi la ricerca. L’essere umano ridotto alla
personalità non può intraprendere una ricerca spirituale. Ha bisogno di un intervento
d’una Presenza che non appartiene all’ordine della personalità e dei suoi
meccanismi. Questo punto è indicato in tutte le tradizioni: nel buddismo si
parla del germe della buddità e nel cristianesimo della scintilla divina.
In più, ci può essere l’intervento di un essere che
non è più nell’illusione, una guida o un maestro, che può mostrare il cammino
verso la verità di noi stessi. Allora è come l’oggettivazione di quel germe o
di quella scintilla.
Ma noi ci troviamo presi tra un doppio desiderio: da
una parte il desiderio di luce e il desiderio di conservazione cui ubbidisce il
me. C’è contraddizione e dunque una contraddizione, una sofferenza con la quale
ogni ricercatore si trova un giorno a confronto.
3M. Ma quella sofferenza non è più incosciente. Non è
più la sofferenza dell’uomo che nel suo stato abituale, può andare fino a
credersi felice.
E.S. Certo! In pali il termine dukkha significa
sofferenza, ma possiamo tradurla piuttosto con: ansia fondamentale che si
trova alla radice della vita. Ansia che l’essere umano ordinario ignora del
tutto.
3M. …che la filosofia occidentale ha chiamato
semplicemente angoscia. Kirkegaard, per esempio, ha veramente scoperto
quell’angoscia fondamentale, angoscia latente nella nostra coscienza che, nel
momento del lavoro su di sé, viene ad evidenziarsi.
E.S. Si, quell’angoscia essenziale si manifesta.
E l’errore della nostra epoca è credere che la sua
origine sia psicologica, mentre è metafisica.
La sofferenza è fondamentalmente metafisica, anche se
ha conseguenze psicologiche. Uno dei grandi errori del nostro tempo è quello di
provare a risolvere i problemi aggiustando gli avvenimenti, credendo che la
tranquillità risulti dall’aver individuato i traumi.
3M. E mi sembra che, considerando l’angoscia risultante
unicamente da problemi psicologici, si
sia completamente dimenticata la dimensione verticale del Vero. Considerando
che non potrebbe esserci per gli uni che verità relative e per gli altri
nessuna verità. La ricerca della Verità è legata alla scoperta dell’angoscia
fondamentale; e attribuire questa al mondo psicologico equivale a negare la
possibilità della Verità ultima.
E.S. Senza dubbio, la riduzione di ogni cosa allo
psicologico rende tutto relativo, mentre filosofi come Kirkegaard hanno
perfettamente percepito il carattere metafisico della condizione umana e
dell’angoscia che ne è la radice.
3M. Ciò che
rivela un’autentica ricerca di verità.
E.S. Certamente.